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Sent. C. Cass. pen. 10/03/1994, n. 6337

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1. Edilizia ed urbanistica - Abusi - Reato - Art. 20 L. 1985 n. 47. 2. Edilizia ed urbanistica - Abusi - Reato - Ordine di demolizione del giudice penale - Potestà sanzionatoria del sindaco.
1. L'art. 20 L. 28 febbraio 1985 n. 47, comprende tre ipotesi di reato urbanistico con pene edittali progressivamente più gravi in rapporto all'offensività della condotta illecita; la fattispecie di cui alla lett. c), a differenza di quella prevista dalla lett. b), si riferisce agli abusi urbanistici commessi in zone sottoposte a vincolo storico, artistico, archeologico, paesistico ambientale, nonché alla lottizzazione abusiva di terreni a scopo edilizio, mentre la fattispecie di cui alla lett. b) ha una portata residuale, concernendo gli abusi urbanistici commessi al di fuori dei casi sopra ricordati; peraltro, come lascia ben intendere l'inclusione anche del reato di lottizzazione abusiva, la previsione dell'art. 20 lett. c), la cui pena edittale viene autonomamente stabilita, si caratterizza per un'elevata potenzialità offensiva della condotta con riguardo al valore urbanistico-culturale tutelato, senza limitarsi a richiamare elementi oggettivi e soggettivi ulteriori rispetto a quello sussunto sotto la lettera precedente; l'interesse protetto dalla lett. c) ha, dunque, ad un tempo, una natura urbanistica e culturale-ambientale, identificando, nella pienezza dei suoi attributi, l'oggetto sul quale va ad incidere la condotta trasgressiva, cioè il luogo di vita, di lavoro e di benessere psichico e fisico della collettività, vale a dire, l'habitat, con riguardo alla complessa personalità dell'abitante, secondo una ampiezza di concezione che corrisponde al contenuto prescrittivo degli strumenti urbanistici e che risulta confermata anche da quello strumento urbanistico di tutela ambientale previsto dalla L. 8 agosto 1985 n. 431; pertanto, non è dato sostenere un rapporto di specialità tra le due fattispecie ovvero assumere che l'ipotesi prevista dall'art. 20 lett. c), sia una sottofattispecie aggravata del reato di cui alla lett. b) dello stesso articolo. 2. Il potere-dovere attribuito al giudice penale, in caso di condanna per reato urbanistico, di disporre la demolizione dell'opera abusiva non va considerato quale potestà residuale ovvero sostitutiva rispetto alla potestà sanzionatoria del sindaco, ma di completamento di quel meccanismo di deterrenza che, per la commissione dell'illecito urbanistico, è stato predisposto dalla L. 28 febbraio 1985 n. 47; pertanto, il precetto di cui all'art. 7 di detta legge non postula alcuna regola di stretto coordinamento fra istanza amministrativa ed istanza giurisdizionale sotto il profilo procedimentale, ma prevede soltanto che l'esecuzione di una misura sanzionatoria renda non utile l'applicazione dell'altra; non soltanto non è precluso al giudice penale di ordinare la demolizione in presenza di un analogo provvedimento amministrativo rimasto ineseguito, ma l'emissione di tale provvedimento non inficia la legittimità dell'ordine del giudice penale; pertanto, il coordinamento tra i due provvedimenti deve rilevare - sotto il profilo fattuale - soltanto nella fase dell'esecuzione, e nella concorrenza dei due titoli, la demolizione dell'opera per effetto di un provvedimento rendendo inutiliter datum quello rimasto ineseguito; tale inutilità potrà essere accertata anche nella fase dell'esecuzione del giudicato penale.

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