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Sent. C. Cass. 17/12/1993, n. 12495

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1. Edilizia ed urbanistica - Parcheggi - Edifici di nuova costruzione - Spazi vincolati ex art. 18 L. 1967 n. 765 - Azione per accertamento del vincolo - Legittimazione dei proprietari e dei loro rappresentanti - Prova del diritto di proprietà - Criterio di sufficienza. 2. Edilizia ed urbanistica - Parcheggi - Aree per parcheggi - Vincolo pubblicistico di destinazione ex art. 18 L. 1967 n. 765 - Contenuto - Clausole difformi degli atti privati - Nullità - Sostituzione ex lege - Art. 26 L. 1985 n. 47 - Ininfluenza - L. 1989 n. 122 - Conferma dell'indicato regime.
1. La legittimazione ad agire per l'accertamento del vincolo di destinazione a parcheggio di un apposito spazio di un edificio di nuova costruzione ai sensi dell'art. 41 sexies L. 17 agosto 1942 n. 1150 introdotto dall'art. 18 L. 6 agosto 1967 n. 765, spetta ai proprietari delle unità immobiliari facenti parte di detto edificio ed ai loro rappresentanti per legge o contratto; la prova del diritto di proprietà, che deve essere fornita dall'attore, non è peraltro così rigorosa come quella richiesta in tema di azione di rivendicazione, in relazione alla funzione ed alla finalità dell'azione (assimilabile sotto questo profilo alla confessoria servitius), costituendo la proprietà dell'unità immobiliare soltanto il presupposto della domanda, da ritenersi verificato in caso di contestazione, purché l'attore dimostri che il proprio titolo d'acquisto ha avuto ad oggetto una di siffatte unità. (Nella specie la Corte suprema ha confermato la sentenza di merito la quale aveva ritenuto che gli attori avessero assolto l'onere della prova con la produzione della fotocopia, non contestata, degli atti d'acquisto dei singoli appartamenti). 2. L'art. 41 sexies L. 17 agosto 1942 n. 1150, introdotto dall'art. 18 L. 6 agosto 1967 n. 765, il quale dispone che nelle nuove costruzioni debbono essere riservati appositi spazi per parcheggi, stabilisce un vincolo di destinazione, in correlazione con la finalità perseguita di normalizzazione della viabilità urbana, che incide con effetti necessariamente inscindibili sia nel rapporto pubblicistico di concessione-autorizzazione edilizia, sia negli atti privati di disposizione degli spazi riservati al parcheggio, imponendo la destinazione di detti spazi ad uso diretto dei proprietari delle unità immobiliari comprese nell'edificio, e dei loro aventi causa; pertanto, sono nulle e sostituite ope legis dalla norma imperativa, ai sensi dell'art. 1419 2° c., Cod. civ., le clausole dei contratti di vendita che sottraggono le aree predette al loro obbligatorio asservimento all'uso ed al godimento dei condomini; tale regime è rimasto immutato dopo l'entrata in vigore della L. 28 febbraio 1985 n. 47 che all'art. 26, nello stabilire gli spazi di cui all'art. 18 legge n. 765 del 1967 cit. costituiscono pertinenze delle costruzioni ai sensi di cui agli artt. 817, 818 e 819 Cod. civ., non ha portata innovativa, assolvendo soltanto alla funzione di conferire certezza alla già evincibile regola secondo cui detti spazi possono essere oggetto di atti e rapporti separati, fermo restando quel vincolo pubblicistico, ed ha trovato conferma nella L. 24 marzo 1989 n. 122 che, nel raddoppiare la superficie minima obbligatoria degli spazi riservati a parcheggio nelle nuove costruzioni, contempla l'inderogabilità del vincolo suddetto, come annotazione necessaria del rapporto pertinenziale.

1. e 2. Ved. Cass. 1° giugno 1993 n. 6104 R
Legge urbanistica L. 17 agosto 1942 n. 1150, art. 41 sexies R; Legge «ponte» L. 6 agosto 1967 n. 765, art. 18 R C.c. artt. 817, 818, 819 , 1419 ; L. 17 agosto 1942 n. 1150, art. 41 sexies; L. 6 agosto 1967 n. 765, art. 18; Sanatoria delle opere abusive L. 28 febbraio 1985 n. 47, art. 26 R; Parcheggi, programma aree urbane L. 24 marzo 1989 n. 122 R

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