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Sent. TAR. Liguria 11/04/2008, n. 543

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Edilizia e urbanistica - Titoli abilitativi edilizi - Certificato di agibilità - Costituisce condizione per esercizio attività commerciale - Fattispecie.

Anche la regolarità edilizia dei locali in cui è esercitata l’attività commerciale costituisce condizione per il legittimo esercizio della stessa, sicché il venir meno del presupposto del

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SENTENZA

Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Liguria (Sezione Seconda) ha pronunciato la presente sentenza

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FATTO

La società ricorrente, che gestisce un pubblico esercizio in Alassio, ha impugnato il provvedimento del dirigente comunale 4.8.2005, n. 368, di sospensione dell’autorizzazione n. 1318 del 5.8.2004 per la somministrazione di alimenti e bevande al pubblico e di immediata chiusura dell’esercizio, “fino all’intervenuta regolarizzazione dell’immobile sotto il profilo edilizio-urbanistico e paesaggistico nonché all’ottenimento dell’abitabilità del locale ex art. 24 del D.P.R. n. 380/2001”.

L’ordinanza impugnata è stata adottata a motivo dell’accertata realizzazione di opere in difformità dal titolo edilizio (il permesso di costruire n. 5/2004, cfr. il doc. 1 delle produzioni 29.8.2005 di parte resistente) e, soprattutto, della mancanza del requisito del certificato di agibilità ai sensi degli artt. 24 e 25 del D.P.R. n. 380/2001, con conseguente situazione di pericolo per la pubblica incolumità.

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DIRITTO

Il ricorso è infondato.

Giova premettere, in punto di fatto, che la realizzazione, da parte della società ricorrente, di opere in difformità dall’originario titolo edilizio (il permesso di costruire n. 5/2004, cfr. il doc. 1 delle produzioni 29.8.2005 di parte resistente) e – soprattutto - la mancanza del requisito del certificato di agibilità dei locali ai sensi degli artt. 24 e 25 del D.P.R. n. 380/2001, sono pacifiche e non contestate.

Le opere stesse - o, quantomeno, parte delle stesse - sono state infatti oggetto del provvedimento dirigenziale 15.6.2006, n. 58 (doc. 1 delle produzioni 6.3.2008 di parte ricorrente), di variante in sanatoria ai sensi dell’art. 36 del D.P.R. n. 380/01.

Ciò posto, il provvedimento impugnato ha contestato alla società ricorrente la violazione dell’art. 3 comma 7 della legge 25.8.1991, n. 287, a mente della quale “le attività di somministrazione di alimenti e di bevande devono essere esercitate nel rispetto delle vigenti norme, prescrizioni e autorizzazioni in materia edilizia, urbanistica e igienica-sanitaria, nonché di quelle sulla destinazione d'uso dei locali e degli edifici, fatta salva l'irrogazione delle sanzioni relative alle norme e prescrizioni violate”.

Tale disposizione ha coordinato il profilo urbanistico-edilizio e quello più propriamente commerciale, stabilendo che (anche) la regolarità edilizia dei locali in cui è esercitata l’attività di somministrazione di alimenti e bevande costituisce condizione per il legittimo esercizio della stessa, sicché “il venir meno del presupposto dell’agibilità, e cioè della corrispondenza del manufatto realizzato al progetto iniziale, si riverbera su tutta la struttura con l’effetto di renderla inutilizzabile, per intero, per lo svolgimento delle attività umane cui risultava destinata” (T.A.R. Valle d’Aosta, 12.12.2002, n. 126; cfr. anche T.A.R. Veneto, III, 2.11.2004, n. 3839 e la giurisprudenza ivi richiamata; recentemente, con riguardo ad un provvedimento di rifiuto del rinnovo della licenza di somministrazione di alimenti e bevande per mancanza del certificato di agibilità, Cons. di St., V, 19.9.2007, n. 4880; cfr. anche T.A.R. Lombardia-Brescia, 1.6.2007, n. 479).

Venendo ai singoli motivi di

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P.Q.M.

Rigetta il ricorso

Condanna la società

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