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Sent. C. Cass. pen. 24/06/2010, n. 24245

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Edilizia e immobili - Costruzione abusiva - Domanda di sanatoria - Rigetto - Ricorso al giudice amministrativo - Sospensione del procedimento - Esclusione - Ragioni.

Il ricorso al giudice amministrativo avverso il diniego di sanatoria per abuso edilizio non comporta la sospensione dell'azione penale promossa per la relativa violazione, essendo detta sospens

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SENTENZA

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE SEZIONE TERZA

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SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

La Corte di Appello di Palermo, con sentenza del 6.10.2009, confermava la sentenza 1.7.2008 del Tribunale monocratico di Termini Imerese, che aveva affermato la responsabilità penale di Chiarello Giuseppe in ordine ai reati di cui:

-- al D.P.R. n. 380 del 2001, art. 44, lett. b), (per avere realizzato, senza il necessario permesso di costruire, un fabbricato in duplice elevazione su un'area di circa 160 mq.

- acc

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MOTIVI DELLA DECISIONE

Il ricorso deve essere rigettato, perché tutte le doglianze anzidette sono infondate.

1. Quanto all'affermazione della responsabilità in ordine al delitto di violazione dei sigilli, risulta riscontrata, nella fattispecie in esame, l'effettività di detta violazione (con prosecuzione delle opere abusive) senza che l'imputato, nominato custode, abbia avvertito dell'accaduto l'autorità.

Secondo la giurisprudenza di questa Corte:

- il custode è obbligato ad esercitare sulla cosa sottoposta a sequestro e sulla integrità dei relativi sigilli una custodia continua ed attenta. Egli non può sottrarsi a tale obbligo se non adducendo oggettive ragioni di impedimento e, quindi, chiedendo ed ottenendo di essere sostituito, ovvero, qualora non abbia avuto il tempo o la possibilità di farlo, fornendo la prova del caso fortuito o della forza maggiore che gli abbiano impedito di esercitare la dovuta vigilanza (vedi Cass., sez. 3, 9.4.2004, Collettini);

- qualora venga accertata la violazione dei sigilli, è lecito, pertanto, ritenere che essa sia opera dello stesso custode, da solo o in concorso con altri, tranne che lo stesso dimostri di non essere stato in grado di avere conoscenza per caso fortuito o forza maggiore (vedi Cass., sez. 3: 11.9.2009, n. 35208; 7.5.2009, n. 19075; 22.12.2008, n. 47450). Ciò non configura alcuna ipotesi di responsabilità oggettiva, incombendo sul custode l'onere della prova degli eventuali caso fortuito e forza maggiore quali cause impeditive dell'esercizio del dovere

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P.Q.M.

La Corte Suprema di Cassazione, visti gli artt. 607, 615 e 616 c.p.p., rigetta il ricorso e condanna il ricorrente

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