FATTO E DIRITTO

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FATTO E DIRITTO

1. Con ricorso la A.E.B. s.p.a. chiedeva di accertare l’illegittimità del silenzio serbato dalla resistente, con condanna della stessa a concludere il procedimento. Riferiva: di essere una società attiva nel campo energetico; che nel giugno 2014 presentava alla Regione Calabria domanda volta a ottenere l’autorizzazione unica per la costruzione e l’esercizio di un impianto di produzione di energia elettrica da fonte idroelettrica; che aveva provveduto a tutti gli adempimenti istruttori; che la Regione rimaneva inerte.

Eccepiva la violazione o falsa applicazione degli artt. 5 ss e 26 del d.lgs. 152/06 come descritto in ricorso. Riferiva: che l’art. 2 della l. 241/1990 imponeva la conclusione del procedimento in tempi certi; che l’art. 12 d.lgs. 387/2003 prevedeva l’obbligo per la pubblica amministrazione di concludere il procedimento prevedendo sistemi più rapidi; che l’art. 26 del 152/06 prescriveva l’obbligo per la pubblica amministrazione di concludere con un provvedimento espresso e motivato il procedimento di valutazione di impatto ambientale; che nel caso di specie la Regione era rimasta inerte; che aveva diritto al risarcimento del danno da liquidarsi in via equitativa ai sensi dell’art. 2 bis della l. 241/1990 come modificato dalla l. 69/2013.

2. Il ricorso deve trovare accoglimento. L’art. 26, comma 1, del d.lgs. n. 152/2006 fissa in 150 giorni il termine per la conclusione del procedimento. Tale termine sarebbe ampiamente deco

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