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Disciplina del leasing finanziario dopo la L. 124/2017

A cura di:
Redazione Legislazione Tecnica

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Sintesi della disciplina del contratto di locazione finanziaria (o leasing finanziario) introdotta con i commi da 136 a 140 dell’art. 1 della L. 04/08/2017, n. 124 (Legge annuale per il mercato e la concorrenza). Definizione; Soggetto concedente; Risoluzione per grave inadempimento dell’utilizzatore; Vendita o nuova collocazione in caso di risoluzione per inadempimento dell’utilizzatore; Fallimento dell’utilizzatore; Contratto avente ad oggetto l’abitazione principale.

I commi da 136 a 140 dell’art. 1 della L. 04/08/2017, n. 124 (Legge annuale per il mercato e la concorrenza) disciplinano - per la prima volta nell’ordinamento giuridico italiano - il contratto di locazione finanziaria (o leasing finanziario), di cui viene esplicitata la definizione e vengono definiti i tratti salienti della disciplina.
Viene in questo modo regolamentato e diventa pertanto un contratto “tipico” (seppure la disciplina non sia stata inserita all’interno del Codice civile, come sarebbe stato più opportuno e corretto), un contratto molto usato nella prassi commerciale già da diversi decenni. La disciplina del contratto di leasing finanziario si affianca a quella del contratto di leasing immobiliare, regolamentato con commi da 76 a 84 dell’art. 1 della L. 28/12/2015 n. 208, con una serie di misure essenzialmente tendenti a promuovere la diffusione del leasing finanziario nel campo abitativo.
Si riporta di seguito in forma schematica una ricognizione dei principi fondamentali della disciplina del leasing finanziario introdotta dalla L. 124/2017.

Definizione

Si intende per “contratto di locazione finanziaria” quello con cui una banca o un intermediario finanziario (concedente) si obbliga ad acquistare o a far costruire un bene su scelta e secondo le indicazioni di un altro soggetto (utilizzatore) cui il bene viene messo a disposizione per un dato tempo e verso un determinato corrispettivo che tiene conto del prezzo di acquisto o di costruzione e della durata del contratto. Durante il periodo prestabilito l’utilizzatore assume tutti i rischi concernenti il bene, compreso quello di perimento del bene stesso.
Alla scadenza del contratto l’utilizzatore avrà il diritto di acquistare il bene ad un prezzo prestabilito, ovvero lo potrà restituire qualora decida di non esercitare tale diritto.

Soggetto concedente

Possono assumere il ruolo di concedente solamente le banche o gli intermediari finanziari iscritti nell’albo di cui all’art. 106 del D. Leg.vo 385/1993 (Testo unico bancario).

Risoluzione per grave inadempimento dell’utilizzatore

Costituisce grave inadempimento dell’utilizzatore il mancato pagamento di:
- almeno sei canoni mensili o due canoni trimestrali anche non consecutivi o un importo equivalente per i leasing immobiliari;
oppure
- quattro canoni mensili anche non consecutivi o un importo equivalente, per gli altri contratti di locazione finanziaria.

Qualora il contratto si risolva per grave inadempimento dell’utilizzatore, il concedente ha diritto alla restituzione del bene. In tal caso, il concedente dovrà comunque corrispondere all’utilizzatore quanto ricavato dalla vendita o da altra collocazione del bene, effettuata ai valori di mercato.
Da tale importo occorre peraltro dedurre la somma dei canoni scaduti non pagati, dei canoni a scadere (solo in linea capitale) e del prezzo pattuito per l’esercizio dell’opzione finale di acquisto, nonché le spese anticipate per il recupero del bene, la stima e la sua conservazione per il tempo necessario alla vendita.
Il tutto, fermo restando, nella misura residua, il diritto di credito del concedente nei confronti dell’utilizzatore, nei casi in cui il ricavato della vendita o altra collocazione sia inferiore a quanto dovuto dall’utilizzatore.

Vendita o nuova collocazione in caso di risoluzione per inadempimento dell’utilizzatore

Nel caso in cui si debba procedere a vendita o altra collocazione del bene nell’ambito della risoluzione per grave inadempimento dell’utilizzatore, il concedente procede sulla base dei valori risultanti da pubbliche rilevazioni di mercato, elaborate da soggetti specializzati.
Nel caso non sia possibile far riferimento ai predetti valori, si procede alla vendita sulla base di una stima effettuata da un perito scelto dalle parti di comune accordo, nei 20 giorni successivi alla risoluzione del contratto o, in caso di mancato accordo nel predetto termine, da un perito indipendente scelto dal concedente in una rosa di almeno tre operatori esperti, previamente comunicati all’utilizzatore, che può esprimere la sua preferenza vincolante ai fini della nomina entro 10 giorni dal ricevimento della predetta comunicazione. La norma chiarisce che il perito è considerato “indipendente” quando non sia legato al concedente da rapporti di natura personale o di lavoro tali da compromettere l’indipendenza di giudizio.
Nella procedura di vendita o ricollocazione il concedente si attiene a criteri di celerità, trasparenza e pubblicità adottando modalità tali da consentire l’individuazione del migliore offerente possibile con obbligo di informazione dell’utilizzatore.

Fallimento dell’utilizzatore

Rimane ferma la disciplina di cui all’art. 72-quater del R.D. 267/1942 (Legge fallimentare), relativo al caso di fallimento dell’utilizzatore. Detto articolo prevede che al contratto di locazione finanziaria si applichi, in caso di fallimento dell’utilizzatore, l’art. 72 del medesimo R.D. 267/1942, che disciplina i rapporti e i contratti pendenti al momento del fallimento di una delle parti.
Se è disposto l’esercizio provvisorio dell’impresa, il contratto continua ad avere esecuzione salvo che il curatore dichiari di volersi sciogliere dal contratto. In caso di scioglimento del contratto, il concedente ha diritto alla restituzione del bene ed è tenuto a versare alla curatela l’eventuale differenza fra la maggiore somma ricavata dalla vendita o da altra collocazione del bene stesso avvenute a valori di mercato rispetto al credito residuo in linea capitale; per le somme già riscosse si escludono dalla revocatoria i pagamenti di beni e servizi effettuati nell’esercizio dell’attività d’impresa nei termini d’uso.
Il concedente ha diritto ad insinuarsi nello stato passivo per la differenza fra il credito vantato alla data del fallimento e quanto ricavato dalla nuova allocazione del bene. In caso di fallimento delle società autorizzate alla concessione di finanziamenti sotto forma di locazione finanziaria, il contratto prosegue; l’utilizzatore conserva la facoltà di acquistare, alla scadenza del contratto, la proprietà del bene, previo pagamento dei canoni e del prezzo pattuito.

Contratto avente ad oggetto l’abitazione principale

Ove oggetto del contratto siano immobili da adibire ad abitazione principale, trova applicazione l’art. 1, commi da 76 a 81, della L. 208/2015, che disciplina gli aspetti civilistici della locazione finanziaria di immobili da adibire ad uso abitativo (c.d. “leasing immobiliare”).
In sintesi si rammenta che tale contratto costituisce una forma di finanziamento, alternativo al contratto di mutuo, a favore delle persone fisiche finalizzato all’acquisto o alla costruzione di un immobile da adibire ad abitazione principale.
Le norme della L. 124/2017  richiamano le sole disposizioni civilistiche afferenti a tali contratti; non sono richiamate e dunque non si applicano al leasing finanziario le specifiche agevolazioni fiscali connesse al leasing immobiliare (deducibilità ai fini Irpef e riduzione dell’Imposta di registro), disciplinate dai successivi commi da 82 a 84 dell’art. 1 della L. 208/2015.

 

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