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Lombardia: incostituzionalità delle norme sul servizio idrico integrato

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La Corte Costituzionale, esprimendosi nel merito della legge della Regione Lombardia che disciplina i servizi locali di interesse economico generale, dichiara illegittime le parti che prevedono l’attribuzione delle reti idriche ad una società patrimoniale d’ambito costituita dagli enti locali.

La Corte Costituzionale, con la sentenza 320 del 21 novembre 2011, ha dichiarato l’illegittimità costituzionale della legge della Regione Lombardia che disciplina i servizi locali di interesse economico generale (L.R. 26/2003, come modificata dalla L.R. 21/2010), nelle parti che prevedono la possibilità per gli enti locali di costituire una società patrimoniale d’ambito, a capitale interamente pubblico non cedibile, alla quale conferire la proprietà delle reti, degli impianti e delle altre dotazioni patrimoniali del servizio idrico integrato, e alla quale assegnare il compito di espletare le gare per l’affidamento del servizio, le attività di progettazione preliminare delle opere infrastrutturali relative al servizio idrico e le attività di collaudo delle stesse.

La Corte osserva come la disposizione regionale preveda, sia pure con riferimento alle sole infrastrutture idriche, un caso di cessione di beni demaniali ad un soggetto di diritto privato (la società patrimoniale d’ambito a capitale pubblico incedibile), incidendo sul regime giuridico della proprietà pubblica; disposizione che va, pertanto, ascritta alla materia ordinamento civile, riservata alla competenza legislativa esclusiva dello Stato. Ne segue che la Regione possa disporre in tale materia solo ove la legge regionale costituisca attuazione di una specifica normativa statale; che nel caso specifico non può essere riferita al TU Enti locali (che all’articolo 113 contempla la costituzione di società di scopo da parte degli Enti locali per l’affidamento dei SPL) bensì esclusivamente a quanto previsto dal Codice dell’ambiente (D. Leg.vo 152/2006) che conferma la natura demaniale delle infrastrutture idriche, dettando una specifica normativa di settore.

Nel merito osserva inoltre come l’incedibilità del capitale della società a totale partecipazione pubblica, prevista espressamente dalla norma regionale censurata, non garantisca il mantenimento del regime giuridico proprio dei beni demaniali conferiti in proprietà alla società patrimoniale d’ambito, in quanto l’incedibilità delle quote od azioni del capitale sociale non comporta anche l’incedibilità dei beni che costituiscono il patrimonio della società; beni, perciò, che possono liberamente circolare e che integrano la garanzia generica dei creditori prevista dal codice civile, limitabile solo nei casi stabiliti dalla legge dello Stato nell’esercizio della sua competenza esclusiva in materia di ordinamento civile.

In conclusione, alla Regione è precluso disciplinare il regime della proprietà delle infrastrutture idriche, beni del demanio accidentale degli enti pubblici territoriali, trattandosi di materia ascrivibile all’ordinamento civile, riservata alla competenza legislativa esclusiva dello Stato.

  • Giudizio di legittimità costituzionale dell’art. 1, comma 1, lettera t), della legge della Regione Lombardia 27 dicembre 2010, n. 21, recante «Modifiche alla legge regionale 12 dicembre 2003, n. 26 (Disciplina dei servizi locali di interesse economico generale. Norme in materia di gestione dei rifiuti, di energia, di utilizzo del sottosuolo e di...
  • Disciplina dei servizi locali di interesse economico generale. Norme in materia di gestione dei rifiuti, di energia, di utilizzo del sottosuolo e di risorse idriche.
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Formato: 2014