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Ultimo aggiornamento
30/11/2016

Eliminazione delle barriere architettoniche in condominio e principio di solidarietà

Questo articolo approfondisce dettagliatamente, attraverso un'analisi puntuale della normativa nazionale e della giurisprudenza, il tema dell’eliminazione delle barriere architettoniche in condominio, oggetto di continue decisioni giurisprudenziali. Tra gli aspetti trattati, l’applicazione del principio di solidarietà e le possibili iniziative del singolo condomino.
A cura di:
  • Giuseppe Bordolli

L’applicazione della disciplina sull’eliminazione delle barriere architettoniche è sempre stata oggetto di continue decisioni giurisprudenziali, spesso anche di legittimità.

Bisogna però rilevare che in passato la giurisprudenza era divisa in due orientamenti - uno favorevole all’applicazione estensiva della normativa di settore e l’altro invece propenso ad un’applicazione rigida dei vincoli da essa previsti riguardo alle deliberazioni assembleari approvate con la maggioranza agevolata.

La situazione nel tempo è andata gradualmente cambiando, soprattutto per l’importante sentenza della Corte Costituzionale del 10/05/1999, n. 167, che ha contribuito ad un radicale mutamento di prospettiva rispetto al modo stesso di affrontare i problemi delle persone affette da invalidità, considerati ora quali problemi non solo individuali, ma tali da dover essere assunti dall’intera collettività.

Di conseguenza si è cominciato ad affermare che il principio di solidarietà condominiale, che presuppone la coesistenza di più unità immobiliari in un unico fabbricato, implica il contemperamento, al fine dell’ordinato svolgersi di quella convivenza che è propria dei rapporti condominiali, di vari interessi, tra i quali si deve includere anche quello delle persone disabili all’eliminazione delle barriere architettoniche [1].

In particolare le condizioni di handicap fisico in cui versa il condomino, che lo rendono non autosufficiente e costretto a muoversi con l’ausilio di mezzi di supporto, impongono di coniugare il concetto di normale tollerabilità con il principio di solidarietà (art. 2 Cost.) e di funzione sociale della proprietà (art. 42 Cost.), con conseguente adeguato bilanciamento tra il maggior sacrificio riferibile al soggetto disabile, che è impedito nell’utilizzazione delle scale condominiali e il rispetto alla limitazione di godimento delle parti comuni derivante ai singoli condomini dall’installazione dell’ascensore [2].

 


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[1] Cass. 05/08/2015, n. 16468; Cass. 15/10/2012, n. 18334.

[2] Trib. Firenze 19/01/2016, n. 174.

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