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DDL per la tutela e la promozione del lavoro autonomo

A cura di:
Redazione Legislazione Tecnica

BR 26-27 prodotti non contenitori

DDL 2233 (XVII Legislatura) - AGG. 26/07/2016: emendamenti approvati e testo coordinato - Deducibilità spese per master e corsi e per assicurazione contro mancato pagamento; Sospensione pagamento contributi previdenziali in caso di malattia; Nullità clausole con termini di pagamento lunghi; Abusivo rifiuto del cliente di stipulare il contratto in forma scritta.

La Commissione lavoro del Senato ha esaminato in sede referente il 26/07/2016 il DDL n. 2233, che si propone di introdurre misure per la tutela del lavoro autonomo non imprenditoriale e misure volte a favorire l’articolazione flessibile nei tempi e nei luoghi del lavoro subordinato.
La Commissione ha approvato alcuni emendamenti al testo originariamente presentato nel mese di febbraio 2006. Si fornisce di seguito una sintesi dei contenuti di maggiore rilevanza e si fornisce in allegato il testo a seguito degli emendamenti approvati dalla Commissione.

STIPULA DEL CONTRATTO CON IL CLIENTE - Si prevede espressamente l’estensione - peraltro già ricavabile da una corretta interpretazione del quadro in vigore - delle norme sui ritardi di pagamento nelle transazioni commerciali anche ai casi in cui siano coinvolti liberi professionisti (in merito alla disciplina attualmente vigente si rimanda all’articolo “La disciplina sui ritardi di pagamento nelle transazioni commerciali a partire dal 2013”).
La proposta di legge prevede poi che sono abusive e prive di effetto le clausole che attribuiscano al committente la facoltà di modificare unilateralmente le condizioni del contratto o, nel caso di contratto avente ad oggetto una prestazione continuativa, di recedere da esso senza congruo preavviso, nonché le clausole mediante le quali le parti concordino termini di pagamento superiori a 60 giorni dalla data del ricevimento, da parte del committente, della fattura o della richiesta di pagamento.
Inoltre si qualifica come “abusivo” il rifiuto del committente di stipulare il contratto in forma scritta.

DIRITTI SU APPORTI ORIGINALI ED INVENZIONI - Il testo prevede che i diritti di utilizzazione economica relativi ad apporti originali ed a invenzioni realizzati nell’esecuzione del contratto spettano al lavoratore autonomo, fatta salva l’ipotesi in cui l’attività inventiva sia prevista come oggetto del contratto e a tale scopo compensata.
Per il lavoratore autonomo viene in pratica codificato espressamente ciò che poteva già considerarsi applicabile, mentre si ricorda che, per i lavoratori dipendenti, i diritti di utilizzazione economica in oggetto spettano invece al datore di lavoro, sempre che gli apporti originali e le invenzioni siano state fatte nell’esecuzione del contratto di lavoro [1].

DEDUCIBILITÀ SPESE PER LA FORMAZIONE - Il DDL si propone di sostituire l’attuale regime di deducibilità dalla base imponibile IRPEF di alcune spese inerenti alla formazione dei lavoratori autonomi con un complesso di norme che ammettono, in vari termini, la deduzione sia di spese di formazione sia di altre tipologie di spese dei lavoratori autonomi.
Si ricorda che il regime vigente (art. 54, comma 5, del Testo unico delle imposte sui redditi di cui al D.P.R. 917/1986) consente la deduzione per le spese di partecipazione a "convegni, congressi e simili o a corsi di aggiornamento professionale", incluse quelle di viaggio e soggiorno, nella misura del 50% del loro ammontare. La disciplina sostitutiva proposta ammette invece:

  • l’integrale deduzione, entro il limite annuo di 10.000 euro, delle spese per l’iscrizione a master e a corsi di formazione o di aggiornamento professionale nonché delle spese di iscrizione a convegni e congressi (rispetto alla norma vigente, tra l’altro, si esclude la deducibilità delle spese di viaggio e di soggiorno o comunque delle spese di partecipazione diverse dall’iscrizione);
  • l’integrale deduzione, entro il limite annuo di 5.000 euro, delle "spese sostenute per i servizi personalizzati di certificazione delle competenze, orientamento, ricerca e sostegno all’auto-imprenditorialità", mirati a "sbocchi occupazionali effettivamente esistenti e appropriati in relazione alle condizioni del mercato del lavoro" ed erogati dai centri per l’impiego o dai soggetti accreditati a svolgere funzioni e cómpiti in materia di politiche attive per il lavoro;
  • l’integrale deduzione degli oneri sostenuti per la garanzia contro il mancato pagamento delle prestazioni (di lavoro autonomo), fornita da forme assicurative o di solidarietà.

ESTENSIONE ACCESSO AI FONDI STRUTTURALI EUROPEI - Si prevede l’estensione a tutti i lavoratori autonomi - sopprimendo, peraltro, ogni limite temporale - del principio di equiparazione alle piccole e medie imprese, ai fini dell’accesso ai piani operativi regionali e nazionali finanziati con i fondi strutturali europei.
Si rammenta che in base alla norma attualmente vigente (art. 1, comma 821, della L. 208/2015, oggetto di abrogazione da parte della proposta di legge), il principio di equiparazione alle piccole e medie imprese concerne, con riferimento ai piani operativi finanziati con i fondi strutturali europei inerenti al periodo 2014-2020, i "liberi professionisti", "espressamente individuati dalle Linee d’azione per le libere professioni del Piano d’azione imprenditorialità 2020".

TUTELA IN CASO DI INFORTUNIO O MALATTIA - Si prevede il diritto, per i lavoratori autonomi che prestino la loro attività in via continuativa per il committente, alla conservazione del rapporto di lavoro - con sospensione del medesimo e senza diritto al corrispettivo - per un periodo non superiore a centocinquanta giorni per anno solare, in caso di gravidanza, malattia o infortunio.
Si prevede poi il diritto alla sospensione del pagamento dei contributi previdenziali e dei premi per l’assicurazione obbligatoria contro gli infortuni e le malattie professionali, per i casi di malattia o infortunio di gravità tale da impedire lo svolgimento dell’attività lavorativa per oltre 60 giorni. La sospensione è ammessa per l’intera durata della malattia o dell’infortunio fino ad un massimo di 2 anni, decorsi i quali il lavoratore è tenuto a versare i contributi ed i premi maturati durante il periodo di sospensione, in un numero di rate mensili pari a 3 volte i mesi di sospensione. La norma in questione, se approvata, dovrebbe applicarsi anche alle forme di previdenza obbligatorie gestite da persone giuridiche di diritto privato (es. Inarcassa, Cipag, Eppi, ecc.).




[1] Si riferisca in proposito all’art. 2590 del Codice civile, che la giurisprudenza ha interpretato nel senso che il diritto del lavoratore dipendente ivi sancito non riguarda i profili di utilizzazione economica, agli artt. 12, 12-bis e 12-ter della L. 633/1941, e gli artt. 38 e 64 del D. Leg.vo 30/2005.

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