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DDL per la tutela e la promozione del lavoro autonomo (cd. "Jobs act" autonomi)

A cura di:
Dino de Paolis

BR 26-27 prodotti non contenitori

DDL 2233 (XVII Legislatura) - AGG. 03/11/2016: approvazione in Senato - Deducibilità spese per formazione e assicurazione contro mancato pagamento; Sospensione pagamento contributi in caso di malattia; Nullità clausole con termini di pagamento lunghi; Semplificazione sicurezza negli studi; Non concorrenza al reddito di tutte le spese.

L'aula del Senato ha approvato il 03/11/2016 il DDL n. 2233, che si propone di introdurre misure per la tutela del lavoro autonomo non imprenditoriale e misure volte a favorire l’articolazione flessibile nei tempi e nei luoghi del lavoro subordinato. Il provvedimento passa pertanto alla Camera.
Si fornisce di seguito una sintesi dei contenuti di maggiore rilevanza del provvedimento - profondamente modificato ed ampliato rispetto alla versione iniziale presentata - ed in allegato il testo approvato dal Senato.

STIPULA DEL CONTRATTO CON IL CLIENTE - Si prevede espressamente l’estensione - peraltro già ricavabile da una corretta interpretazione del quadro in vigore - delle norme sui ritardi di pagamento nelle transazioni commerciali anche ai casi in cui siano coinvolti liberi professionisti (in merito alla disciplina attualmente vigente si rimanda all’articolo “La disciplina sui ritardi di pagamento nelle transazioni commerciali a partire dal 2013”).
La proposta di legge prevede poi che sono abusive e prive di effetto le clausole che attribuiscano al committente la facoltà di modificare unilateralmente le condizioni del contratto o, nel caso di contratto avente ad oggetto una prestazione continuativa, di recedere da esso senza congruo preavviso, nonché le clausole mediante le quali le parti concordino termini di pagamento superiori a 60 giorni dalla data del ricevimento, da parte del committente, della fattura o della richiesta di pagamento.
Inoltre si qualifica come “abusivo” il rifiuto del committente di stipulare il contratto in forma scritta.

ABUSO DELLO STATO DI DIPENDENZA ECONOMICA - Si prevede di estendere ai lavoratori autonomi, in quanto compatibile, la disciplina di tutela di cui all'art. 9 della L. 18/06/1998, n. 192, relativa all'abuso, da parte di una o più imprese, dello "stato di dipendenza economica" (dalla medesima o dalle medesime) nel quale si trova un'impresa cliente o fornitrice. Secondo la disciplina in oggetto, lo "stato di dipendenza economica" è costituito dalla situazione in cui un'impresa sia in grado di determinare, nel rapporto contrattuale, un "eccessivo squilibrio di diritti e di obblighi"; la dipendenza economica è valutata tenendo conto anche della reale possibilità, per la parte che abbia subìto l'abuso, di reperire sul mercato alternative soddisfacenti. In base a quest'ultima disciplina, il patto attraverso il quale si concreti l'abuso è nullo ed il giudice ordinario è competente per le relative azioni (di nullità, inibitorie e per il risarcimento dei danni); l'abuso "può anche consistere nel rifiuto di vendere o nel rifiuto di comprare, nella imposizione di condizioni contrattuali ingiustificatamente gravose o discriminatorie, nella interruzione arbitraria delle relazioni commerciali in atto".

DIRITTI SU APPORTI ORIGINALI ED INVENZIONI - Il testo prevede che i diritti di utilizzazione economica relativi ad apporti originali ed a invenzioni realizzati nell’esecuzione del contratto spettano al lavoratore autonomo, fatta salva l’ipotesi in cui l’attività inventiva sia prevista come oggetto del contratto e a tale scopo compensata.
Per il lavoratore autonomo viene in pratica codificato espressamente ciò che poteva già considerarsi applicabile, mentre si ricorda che, per i lavoratori dipendenti, i diritti di utilizzazione economica in oggetto spettano invece al datore di lavoro, sempre che gli apporti originali e le invenzioni siano state fatte nell’esecuzione del contratto di lavoro [1].

ESCLUSIONE DAL REDDITO DELLE SPESE PER L'ESECUZIONE DEGLI INCARICHI - Si prevede, con decorrenza già dal 2016, che sono escluse dal reddito imponibile ai fini IRPEF del lavoratore autonomo (e, di conseguenza, dal montante contributivo previdenziale):

  • tutte le spese relative all’esecuzione di un incarico conferito e sostenute direttamente dal committente (ivi comprese pertanto - come già previsto a legislazione attualmente vigente - tutte le spese per prestazioni alberghiere e somministrazione di alimenti e bevande acquistate, e sempre sostenute direttamente da parte del committente);
  • le spese relative a prestazioni alberghiere e somministrazione di alimenti e bevande per l’esecuzione di un incarico, anche se sostenute dal lavoratore autonomo, purché addebitate analiticamente in capo al committente [2].

DEDUCIBILITÀ SPESE PER LA FORMAZIONE E ASSICURAZIONE CONTRO MANCATO PAGAMENTO - Il DDL si propone di sostituire l’attuale regime di deducibilità dalla base imponibile IRPEF di alcune spese inerenti alla formazione dei lavoratori autonomi con un complesso di norme che ammettono, in vari termini, la deduzione sia di spese di formazione sia di altre tipologie di spese dei lavoratori autonomi.
Si ricorda che il regime vigente (art. 54, comma 5, del Testo unico delle imposte sui redditi di cui al D.P.R. 917/1986) consente la deduzione per le spese di partecipazione a "convegni, congressi e simili o a corsi di aggiornamento professionale", incluse quelle di viaggio e soggiorno, nella misura del 50% del loro ammontare. La disciplina sostitutiva proposta ammette invece:

  • l’integrale deduzione, entro il limite annuo di 10.000 euro, delle spese per l’iscrizione a master e a corsi di formazione o di aggiornamento professionale nonché delle spese di iscrizione a convegni e congressi (rispetto alla norma vigente, tra l’altro, si esclude la deducibilità delle spese di viaggio e di soggiorno o comunque delle spese di partecipazione diverse dall’iscrizione);
  • l’integrale deduzione, entro il limite annuo di 5.000 euro, delle "spese sostenute per i servizi personalizzati di certificazione delle competenze, orientamento, ricerca e sostegno all’auto-imprenditorialità", mirati a "sbocchi occupazionali effettivamente esistenti e appropriati in relazione alle condizioni del mercato del lavoro" ed erogati dai centri per l’impiego o dai soggetti accreditati a svolgere funzioni e cómpiti in materia di politiche attive per il lavoro;
  • l’integrale deduzione degli oneri sostenuti per la garanzia contro il mancato pagamento delle prestazioni (di lavoro autonomo), fornita da forme assicurative o di solidarietà.

ESTENSIONE ACCESSO AI FONDI STRUTTURALI EUROPEI - Si prevede l’estensione a tutti i lavoratori autonomi - sopprimendo, peraltro, ogni limite temporale - del principio di equiparazione alle piccole e medie imprese, ai fini dell’accesso ai piani operativi regionali e nazionali finanziati con i fondi strutturali europei.
Si rammenta che in base alla norma attualmente vigente (art. 1, comma 821, della L. 208/2015, oggetto di abrogazione da parte della proposta di legge), il principio di equiparazione alle piccole e medie imprese concerne, con riferimento ai piani operativi finanziati con i fondi strutturali europei inerenti al periodo 2014-2020, i "liberi professionisti", "espressamente individuati dalle Linee d’azione per le libere professioni del Piano d’azione imprenditorialità 2020".

SEMPLIFICAZIONE ADEMPIMENTI IN MATERIA DI SICUREZZA SUL LAVORO NEGLI STUDI PROFESSIONALI - Si prevede l’emanazione di un futuro decreto legislativo per il riassetto delle disposizioni vigenti in materia di sicurezza e tutela della salute dei lavoratori applicabili agli studi professionali, in base ai seguenti principi:

  • individuazione delle misure di prevenzione e protezione idonee a garantire la tutela della salute e sicurezza delle persone che svolgono attività lavorativa negli studi professionali, previa identificazione delle condizioni in presenza delle quali i rischi per la salute e sicurezza negli studi professionali siano da equiparare a quelli nelle abitazioni;
  • determinazione di misure tecniche ed amministrative di prevenzione compatibili con le caratteristiche gestionali ed organizzative degli studi professionali;
  • semplificazione degli adempimenti meramente formali in materia di salute e sicurezza negli studi professionali.

PARTECIPAZIONE AD APPALTI - Si prevede che le amministrazioni pubbliche promuovano, in qualità di stazioni appaltanti, la partecipazione dei lavoratori autonomi agli appalti pubblici, nonché ai bandi per l'assegnazione di incarichi personali di consulenza o ricerca, in particolare favorendo l'accesso alle informazioni relative alle gare pubbliche.
Inoltre si prevede di riconoscere ai soggetti che svolgano attività professionale, a prescindere dalla forma giuridica rivestita, le possibilità, ai fini della partecipazione ai bandi e dell’assegnazione di incarichi e appalti privati:

  • di costituire reti di esercenti la professione e di partecipare (nella conseguente forma di reti miste) alle reti di imprese (di cui all’art. 3, commi 4-ter e seguenti, del D.L. 5/2009), con accesso alle relative provvidenze in materia;
  • di costituire consorzi stabili professionali; di costituire associazioni temporanee professionali, secondo la disciplina, in quanto compatibile, sui raggruppamenti temporanei di operatori economici di cui all'art. 48 del D. Leg.vo 50/2016.

TUTELA IN CASO DI INFORTUNIO O MALATTIA - Si prevede il diritto, per i lavoratori autonomi che prestino la loro attività in via continuativa per il committente, alla conservazione del rapporto di lavoro - con sospensione del medesimo e senza diritto al corrispettivo - per un periodo non superiore a centocinquanta giorni per anno solare, in caso di gravidanza, malattia o infortunio.
Si prevede poi il diritto alla sospensione del pagamento dei contributi previdenziali e dei premi per l’assicurazione obbligatoria contro gli infortuni e le malattie professionali, per i casi di malattia o infortunio di gravità tale da impedire lo svolgimento dell’attività lavorativa per oltre 60 giorni. La sospensione è ammessa per l’intera durata della malattia o dell’infortunio fino ad un massimo di 2 anni, decorsi i quali il lavoratore è tenuto a versare i contributi ed i premi maturati durante il periodo di sospensione, in un numero di rate mensili pari a 3 volte i mesi di sospensione. La norma in questione, se approvata, dovrebbe applicarsi anche alle forme di previdenza obbligatorie gestite da persone giuridiche di diritto privato (es. Inarcassa, Cipag, Eppi, ecc.).





[1] Si riferisca in proposito all’art. 2590 del Codice civile, che la giurisprudenza ha interpretato nel senso che il diritto del lavoratore dipendente ivi sancito non riguarda i profili di utilizzazione economica, agli artt. 12, 12-bis e 12-ter della L. 633/1941, e gli artt. 38 e 64 del D. Leg.vo 30/2005.

[2] Resta ferma, per le altre spese relative a prestazioni alberghiere e a somministrazioni di alimenti e bevande, sostenute dal lavoratore autonomo, la deducibilità nella misura del 75% e, in ogni caso, per un importo complessivamente non superiore al 2% dell'ammontare dei compensi percepiti nel periodo d'imposta, come previsto dall'art. 54, comma 5, del D.P.R. 917/1986.

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