Errare è umano, perseverare è diabolico

Continuo a interrogarmi, senza trovare una risposta, sul perché al posto di produrre norme semplici e chiare si continui sulla strada malsana di regolamentazioni episodiche e incoerenti, che creano problemi in luogo di risolverli, per di più condite con “furbate” che dovrebbero far vergognare gli estensori.
A cosa mi riferisco?
Alle modifiche alla regolamentazione edilizia apportate dal Collegato Ambientale (legge 221/2015).
L’articolo 54 introduce modifiche alla normativa in materia edilizia ai fini della tutela dell’assetto idrogeologico, chiarendo in maniera definitiva che non vi può essere silenzio-assenso nei procedimenti nei quali «l’immobile oggetto dell’intervento sia sottoposto a vincoli di assetto idrogeologico, ambientali, paesaggistici o culturali».
Bene per questo aspetto, se non fosse il mancato chiarimento di quali sono i procedimenti autonomi che concorrono all’autorizzazione edilizia (per il momento è espressamente dichiarata autonoma la sola autorizzazione paesaggistica) da distinguere rispetto alle autorizzazioni che risultino endoprocedimentali (cioè all’interno del procedimento edilizio). Non è un problema formale: mentre in assenza di una autorizzazione autonoma il procedimento edilizio non si può concludere, una recente sentenza del Consiglio di Stato ha dichiarato che non può costituire motivo valido per il diniego del permesso di costruire l'assenza di una autorizzazione che avrebbe dovuto essere richiesta direttamente dallo sportello per l'edilizia in quanto atto endoprocedimentale.
Inoltre, tornando all'aspetto principale, non è chiarito chi deve rilasciare l’autorizzazione idrogeologica e quali aspetti deve esaminare. Il vincolo idrogeologico, come definito dal RDL 3267/1923, non è stato mai aggiornato né regolamentato. Ogni Regione fa come le pare. Per esempio, nella Regione Lazio è facile impazzire nel tentativo di districarsi nelle competenze distribuite fra Regione, Ardis, Provincia (ma esiste ancora?), Corpo forestale dello stato (che non esiste più), Autorità di bacino. Per non parlare della vaghezza delle indagini e relative condizioni progettuali da attestare, che spaziano fra gli aspetti vegetazionali e geologici, già richiesti per altri motivi, e gli aspetti idraulici, pluviometrici, ecc.
Nello stesso Collegato Ambientale, all’articolo 57, si attribuiscono ai Comuni le valutazioni di incidenza degli interventi edilizi ricadenti nei siti di importanza comunitaria (SIC), riferiti a opere definite “minori” («manutenzione straordinaria, restauro e risanamento conservativo, ristrutturazione edilizia, anche con incrementi volumetrici o di superfici coperte inferiori al 20 per cento delle volumetrie o delle superfici coperte esistenti, opere di sistemazione esterne, realizzazione di pertinenze e volumi tecnici»).
Si sarebbe potuta evitare l’ipocrisia della definizione di “minore” per opere che tali palesemente non sono. Ma non è questo il punto. Esiste un problema non risolto delle autorizzazioni degli interventi edilizi che ricadono all’interno delle aree naturali protette. I modelli unici per l’edilizia (dichiarando una palese ignoranza dell’estensore) le contemplano tra le autorizzazioni di natura paesaggistica piuttosto che ambientale. Valutare l’incidenza sull’ambiente naturale (ecosistemi) dell’attività antropica (compresa l’attività costruttiva) riguarda sia le aree naturali protette sia i SIC e le ZPS, che, anche se diversamente denominate, sono sempre aree naturali protette. La complessità (e i costi) di queste valutazioni non può essere affrontata con le scorciatoie dell’articolo 57. Le condizioni di compatibilità dovrebbero essere definite in un apposito studio/strumento, di iniziativa pubblica, sulla base del quale rilasciare le autorizzazioni; mentre ora ogni Ente parco fa come gli pare.
Infine la perla della “furbata” massima. L’articolo 5 del Testo unico edilizia (dpr 380/2001), che istituisce lo sportello unico per l’edilizia (SUE), è di natura regolamentare; il che significa che ogni Comune può non istituirlo e mantenere il vecchio ufficio tecnico. L’articolo 54 del Collegato Ambientale non modifica la rubrica, che quindi mantiene la sigla (R), ma nei commi 1-bis e 2, che vengono sostituiti, inserisce la sigla (L). Bel pasticcio, aumentato dalla contestuale riaffermazione delle competenze dello sportello unico per le attività produttive (SUAP).
Non si sarebbe fatto prima a introdurre una norma per rendere obbligatoria l’istituzione del SUE e, contemporaneamente, chiarire le differenti attribuzioni con il SUAP? Chiarezza necessaria soprattutto per la corretta applicazione dei modelli unici per l’edilizia (la cui compilazione, è bene ricordare, comporta responsabilità penali a carico dei professionisti), che per le pratiche edilizie dovrebbero essere esaustivi mentre per le autorizzazioni alle attività produttive dovrebbero riguardare solo l’aspetto endoprocedimentale riferito all’attività edilizia?
Restiamo in fiduciosa attesa di una semplificazione non complicante; che non avrà tempi brevi visto che i professionisti (in genere) non tengono la schiena dritta e si guardano bene dall’obiettare, timorosi forse di passare per cassandre che gufano.
Vedete un po’ voi.

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