Autorizzazione paesaggistica e titolo edilizio: sappiamo di cosa si parla ? Nuova puntata

Nuovamente, per la terza volta nell'arco di un anno, il Legislatore interviene per modificare l'autorizzazione paesaggistica nei suoi termini di validità (comma 4 dell'articolo 146 del d.lgvo 42/2004, nuovamente modificato dal comma 1 dell'articolo 12 del D.L. 83/2014 del 31 maggio scorso).
Ancora una volta tocca chiedersi se chi scrive queste norme sappia di cosa si parla.
La semplificazione dei procedimenti richiede chiarezza non solo nella perfetta consapevolezza di cosa si parli, ma anche quale obiettivo si intenda conseguire. Del resto, il grande casino dei titoli abilitativi edilizi è stato realizzato con una pluralità di innovazioni spacciate per semplificazioni.
Andiamo con ordine.
1) L'autorizzazione paesaggistica non è un titolo abilitativo all'esecuzione dei lavori. Come dice il medesimo articolo 146, "L'autorizzazione paesaggistica costituisce atto autonomo e presupposto rispetto al permesso di costruire o agli altri titoli legittimanti l'intervento urbanistico-edilizio".
2) Atto autonomo significa che un eventuale diniego può essere impugnato indipendentemente dal titolo abilitativo edilizio. Al contrario, altri nulla-osta che concorrono alla determinazione dei titolo abilitativo edilizio nella qualità di atti endoprocedimentali, non possono essere impugnati autonomamente ma solo in esito al procedimento di autorizzazione dell'attività edilizia.
3) Che l'autorizzazione paesaggistica costituisca "presupposto" ai titoli legittimanti l'attività edilizia, significa che deve essere ottenuta propedeuticamente alla richiesta del permesso di costruire ovvero alla dichiarazione di parte legittimante l'avvio dell'attività edilizia.
Ergo, se si volesse realmente semplificare il procedimento, senza fare casini, basterebbe stabilire:
a) che la validità quinquennale di una autorizzazione paesaggistica si riferisce al periodo utile per ottenere il permesso di costruire ovvero inoltrare la dichiarazione di parte, fermi restando i termini di inizio e fine lavori prescritti dal Dpr 380/2001 (Testo unico edilizia) sia per il permesso di costruire sia per le dichiarazioni di parte (DIA/CILA/SCIA).
b) che si provveda a distinguere (finalmente !!) fra "gli atti di assenso, comunque denominati, necessari ai fini della realizzazione dell’intervento edilizio" elencati (in maniera non esaustiva) dal comma 3 dell'articolo 5 del Dpr 380/2001 (Testo unico edilizia), indicando quali costituiscano procedimento autonomo e quali riguardino atti endoprocedimentali.
Come si vede, non è molto complicato, ma - come sempre - bisogna sapere di cosa si parla.

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