Le responsabilità dei professionisti a seguito della semplificazione delle autorizzazioni edilizie

Le modifiche apportate in questo ultimo periodo alle procedure edilizie, hanno tutte l’obiettivo dichiarato di conseguire una semplificazione amministrativa «volta sostanzialmente ad estendere i sistemi alternativi all’assenso preventivo della pubblica amministrazione», come ripetuto più volte nelle relazioni parlamentari che accompagnano i provvedimenti.

Contemporaneamente, però, il Legislatore ha sorvolato sulle responsabilità attribuite ai progettisti, che, è bene ricordarlo, si configurano quale «delega di potestà pubblica al soggetto qualificato», per cui «in tale contesto assume valore decisivo la circostanza che al progettista abilitato venga attribuita la qualità di "persona esercente un servizio di pubblica necessità", ai sensi degli artt. 359 e 481 c.p. e relative responsabilità» (Corte di Cassazione, sezione III penale, sentenza 1818/2009).

Attualmente la normativa è chiara solo per quanto riguarda la definizione dei requisiti di sicurezza antincendio: ai progettisti è affidato il compito di attestare il rispetto delle regole per quegli edifici e quelle attività normate con una specifica regola tecnica, che non lascia spazio alla discrezionalità né progettuale né interpretativa.
Non è così per una pluralità di altre norme settoriali (a partire da quelle sanitarie), il cui rispetto concorre a definire l’autorizzazione dell’attività edilizia, la cui attuale regolamentazione lascia ampio margine sia alle scelte interpretative sia alle soluzioni progettuali.

Potrebbe essere così anche per le autorizzazioni sismiche, dato che le Norme tecniche per le costruzioni (di uso obbligatorio, e quindi sarebbe più appropriato definirle regole tecniche) non lasciano spazio alla discrezionalità. Tuttavia l’attuale formulazione del TU Edilizia impone l’approvazione dei progetti da realizzare in zona sismica (salvo quelli localizzati nelle zone a bassa sismicità), vietando quindi alle Regioni di attribuire la responsabilità del progetto al professionista ed esercitare un controllo a sorteggio (le Regioni che ci hanno provato sono state censurate dalla Corte Costituzionale).

Questo stato di incertezza complica la vita dei professionisti, e non costituisce sicuramente un esempio di semplificazione (visti anche i costi aggiuntivi che dobbiamo sostenere).

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