DIA, SCIA, CIL, CILA …

Negli ultimi anni, con una velocità che a volte ha reso difficile stare appresso alle innovazioni, sono state modificate le regole che dovrebbero sovrintendere all’attività edilizia, non sempre in maniera lineare e coordinata.
Oggi vogliamo parlare delle autorizzazioni che derivano dalla assunzione di responsabilità da parte del professionista, spesso in sostituzione dei compiti di vigilanza della Pubblica Amministrazione.
A fine giugno la Corte Costituzionale, nel dichiarare legittima la Scia quale «modello ad efficacia legittimante immediata», ha autorevolmente avvallato l’obiettivo di conseguire un’ulteriore semplificazione amministrativa con l’introduzione di sistemi alternativi all’assenso preventivo della pubblica amministrazione.
Appare opportuno ricordare che le tipologie di questo tipo, attualmente definite in sede nazionale (DIA, SCIA, CIL, CILA), non costituiscono più un “titolo abilitativo” (come il permesso di costruire) dopo che il Consiglio di Stato (Adunanza plenaria, sentenza 15/2011) ha sentenziato che gli stessi non realizzano un «provvedimento amministrativo a formazione tacita» bensì un «atto privato volto a comunicare l’intenzione di intraprendere un’attività direttamente ammessa dalla legge».
Tutto bene quindi? Non si direbbe. Tralasciando il fatto che le norme nazionali, prevalentemente di natura regolamentare, trovano una diversa applicazione in base alle norme regionali sopravvenute, creando una babele di procedure e di modulistica, e che molti colleghi professionisti si trovano a disagio nell’attestare (sotto la propria responsabilità) le condizioni di legalità dell’attività edilizia da intraprendere, rimane comunque inesplorata la reazione degli uffici tecnici comunali alla gestione di procedimenti che non si concludono con una autorizzazione o con un diniego.
Considerando che il tempo è denaro (e, quindi, “parliamo di soldi”) proviamo a raccogliere e confrontare le esperienze dei colleghi professionisti, sia coloro che negli uffici comunali si trovano a gestire questi nuovi procedimenti, sia coloro che interloquiscono (o no) con gli uffici comunali nell’attuare questi nuovi procedimenti.

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Commenti

szanca posted on Ven, 12/10/2012 - 19:03

la verità, secondo me, è che chi fa le norme sta seduto sulla sua poltrona e non ha la minima idea della realtà in cui devono operare le persone come noi sul campo.
Dovrebbero farsi un giretto per qualche ufficio comunale per capire che di fatto sono totalmente inapplicabili e quanto meno cervellotiche.

La saluto e faccio i complimenti all'iniziativa
Zanca